Londra, Amos sul set di Rudisha

20 Luglio 2019

Nel meeting della Diamond League di nuovo al via l’ottocentista del Botswana, dopo la cavalcata di Montecarlo (1:41.89) con cui ha sfiorato il suo crono delle Olimpiadi del 2012, quando fu secondo alle spalle del primatista mondiale


 

di Giorgio Cimbrico

Stessa pista di sabato, sette anni fa, Nijel Amos venne alla luce. Aveva 18 anni e mezzo, aveva appena conquistato il titolo mondiale juniores e finì secondo alle Olimpiadi di Londra nel più grande 800 della storia: David Rudisha 1:40.91, record del mondo nell’occasione più importante e con la tattica più semplice e coinvolgente (solo, dal primo all’ultimo metro), Nijel secondo in 1:41.73 sotto gli occhi di chi, Sebastian Coe, quel tempo aveva scandito ventun anni prima a Firenze, il quinto piazzato sotto 1:43 per confermare che anche la magnifica finale di Atlanta (Vebjorn Rodal campione in 1:42.58, Norberto Tellez fuori dal podio in 1:42.85, accontentandosi di spazzare dalla tabella dei record cubani Alberto Juantorena) era stata superata.

Amos, che ora di anni ne ha 25 e di secondo e terzo nome fa, curiosamente, Carlos Amilfitano, è nato a Marobela, nord est del Botswana, non lontano dalla meraviglia dell’Okawango, il fiume che sfocia in un deserto di sabbia e acqua. È un talento raro e non è un modello di calligrafia: quel suo sbracciare non è elegante ma evidentemente è efficace. In questi sette anni è comparso e scomparso, colpito da morsi ai muscoli, ha vinto il titolo del Commonwealth 2014 battendo Rudisha, si è divertito a fare il dj, ha concesso al pubblico del monegasco Louis II alcune delle sue tonanti esibizioni: 1:42.45 nel 2014, 1:42.14 l’anno scorso, 1:41.89 qualche giorno fa.

Quella prestazione obbliga a un viaggio nei giorni che hanno terremotato la nobile distanza: nella storia del mezzo miglio sono stati registrati quindici tempi sotto gli 1:42: sette sono di Rudisha (con tre record del mondo), quattro di Wilson Kipketer (tre record anche per il keniano di Danimarca), uno di Sebastian Coe (record del mondo da affiancare a quello dei 1000 e dei 1500 e ai tre del miglio) e uno dell’apollineo brasiliano Joaquim Carvalho Cruz, olimpionico a Los Angeles. Due sono di Amos che a Padova, quattro giorni dopo l’Herculis, ha inferto una scossa violenta al suo limite dei 400: 44.99 per vincere una lussuosa serie B, con un progresso attorno al mezzo secondo.

A Londra, sabato, ha l’occasione per migliorare un impegnativo record del meeting sulla pista olimpica di Stratford, una vetrina impressionante del mezzo miglio: dopo l’indimenticabile serata del 9 agosto 2012, l’anno scorso Emmanuel Korir, allenato a El Paso dal meraviglioso Paul Ereng, vinse in 1:42.05 diventando il sesto della storia. Korir è anche l’ottocentista con il miglior limite sui 400 metri - 44.21 ai 1800 metri di quota di Nairobi nel giugno dell’anno scorso - ed è nella lista di partenza della gara di Londra.

La combinata 400-800 degli ultimi cinque primatisti mondiali
Marcello Fiasconaro 45.49 1:43.7
Alberto Juantorena 44.26 1:43.44
Sebastian Coe 46.87 1:41.73
Wilson Kipketer 46.85 1:41.11
David Rudisha 45.50 1:40.91

Fiasconaro (che ha appena raggiunto i 70 anni) e Juantorena erano quattrocentisti passati alla distanza superiore e il cubano rimane l’unico ad aver centrato la doppietta sul giro e sul giro doppio ai Giochi. Kipketer era un ottocentista puro, così come Rudisha. Coe, malgrado la prima storica discesa sotto gli 1:42, scrisse le sue pagine più memorabili sul miglio metrico (due ori olimpici) e sul miglio imperiale. Nijel Amos, aspirante primatista, con 44.99 e 1:41.89, dista, nella combinata 400+800, soltanto 31 centesimi da Rudisha. A Montecarlo la lepre è transitata alla campana in 48.70 e Amos seguiva attorno ai 49.6. Per insidiare Rudisha, sarà necessario osare qualcosa di più. Ne vale la pena.

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